Mi ero ammalata senza un lavoro
a Londra ho ritrovato la dignità

“Io torno a fare la giornalista se in Italia mi pagheranno allo stesso modo e se mi tratteranno con lo stesso rispetto dell’Inghilterra, senza dover pestare i piedi ad altri, a 28 anni, per accaparrarmi 20 euro in più e una firma sul giornaletto locale”.
Lou Del Bello, 29 anni, giornalista free-lance a Londra

Lou Del Bello, 29 anni, giornalista free-lance a Londra

Lou Del Bello, 29 anni, giornalista free-lance a Londra

Talvolta di non lavoro ci si può anche ammalare. Lou Del Bello le ha provate tutte in Italia per vivere della sua passione, il giornalismo. L’infelicità le sembrava una condizione normale. Poi una telefonata di un vecchio amico bolognese partito per l’Inghilterra, dove da giornalista free-lance si stava togliendo molte soddisfazioni. «Vieni qui, puoi farti strada». Animo e coraggio, Lou lo ha seguito e oggi non vede più la via del ritorno nell’Italia dei 25mila giornalisti precari (circa i due terzi del totale), il 62% dei quali denuncia un reddito inferiore ai 5000 euro l’anno. Le cifre percepite, in assenza di una legge che regoli l’equo compenso, arrivano anche a 3 euro al pezzo.
Lou iniziò come giornalista a 21 anni, circa otto anni fa, in un giornale locale della Bassa Romagna. La gavetta, però, non le dava alcuna prospettiva di guadagno e per lei, di famiglia economicamente modesta, non poteva essere un investimento a tempo indeterminato.
Molto interessata alle tematiche ambientali, Lou  decise così di creare nel 2009, insieme ad alcuni amici, il progetto Sottobosco.info, un sito su ambiente, lifestyle ed iniziative verdi, con particolare attenzione al territorio dell’Emilia Romagna. Meglio lavorare gratis per un progetto proprio che per uno altrui. Intanto si era laureata in Scienze della Comunicazione a Bologna e stava per terminare la specialistica in Semiotica.
A quel punto, però, aveva bisogno di trovare un lavoro retribuito e fu assunta a Roma da un sito web di informazione generalista. «Sono rimasta per 6 mesi ma è stata un’esperienza molto negativa, non mi piaceva affatto l’idea di giornalismo che mettevano in pratica,  contravveniva alla mia etica e non mi dava alcuna prospettiva di crescita professionale».
Tornata a Bologna, Lou inizia a lavorare nelle pubbliche relazioni di un’azienda bolognese, un ente di certificazione del settore biologico, dove però non aveva prospettive interessanti. E poi lei voleva fare la giornalista free-lance. «Non riuscivo a trovare nulla di interessante. Molti mi rimproveravano di non volermi adattare, persino di non voler fare la gavetta. Ho sentito molte volte mascherare la piaggeria sotto il termine “flessibilità”. A quasi 28 anni, trovo inaccettabile l’idea di dover pestare i piedi a qualcun altro per accaparrarmi 20 euro in più e una firma sul giornaletto locale. Ne faccio tuttora una questione di dignità e professionalità».
Poi è arrivato il giorno più importante della sua vita, era il 26 dicembre 2011: «Delusioni e stress  cominciavano ad impattare anche sulla mia salute, mi beccai una bella gastrite nervosa che mi ha accompagnato per molti mesi a venire. Alcuni amici mi dicevano, saggiamente, di cambiare mestiere, ma io restavo convinta che una soluzione al mio problema dovesse esserci. Me la fornì un amico che stava a Londra, mi raccontò la sua esperienza positiva e mi chiese scherzosamente: “Ti ho convinto”? Presi quello scherzo seriamente. Mi resi conto che altrove c’erano delle possibilità, che puntare su un contesto economico e professionale differente era un buon investimento. La mia risposta fu: “Sì, mi hai convinto”. E stavolta ero molto seria».
Ovviamente progettare una vita altrove non è uno scherzo, i mesi seguenti alla sua decisione Lou li ha  dedicati a prepararsi un futuro senza inciampi: ha rinforzato il suo inglese e ha fatto il test IELTS, una certificazione necessaria per essere ammessi all’università. Non senza sforzo ha ottenuto un prestito d’onore da una banca. Ventimila euro e una borsa di studio sono bastati per pagare le tasse di un Postgraduate in Giornalismo Scientifico alla City University di Londra, probabilmente la più prestigiosa università a livello europeo per quanto riguarda il giornalismo. «Avevo 28 anni, il tempo per entrare nel mondo del lavoro stava per scadere, non potevo permettermi un altro passo falso».
Diversi stage le hanno dato la possibilità di entrare in contatto con realtà di primo piano del giornalismo inglese come il Guardian, per il quale ha realizzato un blog sul tema delle energie rinnovabili. Ora Lou fa la free-lance e collabora in maniera continuativa con una rivista che si occupa di energie rinnovabili, scienze e tecnologie nei Paesi in via di sviluppo, Scidev.net. Il suo punto di forza è la multimedialità e duttilità, grazie alla capacità di realizzare audiogallerie, podcast, pezzi scritti, video.
Lou ha già progetti e commissioni che la terranno impegnata per i prossimi mesi: «C’è un rapporto di fiducia tra il committente e il giornalista. Se io dico che mi occorrono X giorni o ore per fare un lavoro,quelle ore mi vengono pagate. La mia tariffa è: 25 pound all’ora fino a 4 ore di lavoro, mentre la tariffa giornaliera è in media di 200 pound. 
Per un‘audioslide show di 4 minuti arrivano a pagare 400 sterline, più le spese di viaggio. Sono andata anche in Olanda per realizzarne una. Un podcast viene pagato in media 200 sterline, e stiamo parlando di riviste che non ricevono finanziamenti pubblici, ma per lo più donazioni da parte di enti benefici».
La crisi dell’editoria si sente anche in Inghilterra ma ci sono realtà di medie dimensioni, come Scidev.net, che prosperano producendo contenuti di alta qualità e trattando i collaboratori con dignità e rispetto. Gli editori, inoltre, non intervengono quasi mai nel merito del lavoro dei giornalisti: «è molto raro, soprattutto nel lavoro scientifico, vedere pubblicato un articolo sbilanciato o, peggio ancora, una “marchetta”». Lou spiega che ogni pezzo giornalistico passa tre livelli di editing: si manda a un editor, che lo rimanda indietro con delle domande e osservazioni, lo si rimanda allo stesso editor e , se va bene, questi lo inoltra a un sub-editor che corregge il linguaggio e rende il tutto più armonioso. Non è un problema, pertanto, se ancora la sua padronanza dell’inglese non è eccellente come quella di un madrelingua e se commette qualche errore grammaticale.
Finalmente Lou si sente apprezzata per il suo lavoro e a Londra è felice, ha trovato ottimi amici e cerca di evitare la compagnia esclusiva di altri italiani. «Non ci torno volentieri neanche per le vacanze in Italia. Ormai la mia battaglia è persa, ci ho provato ma non ce l’ho fatta, e per rabbia sono andata via. Anzi, sono stata fortunata a non avere avuto una singola possibilità lavorativa: a un certo punto ero così disperata che, se mi avessero dato un’opportunità da 300 euro al mese per rimanere a Bologna, non sarei andata via. Invece ora sono qui».

12 thoughts on “Mi ero ammalata senza un lavoro
a Londra ho ritrovato la dignità

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  3. Lou, posso solo dirti BRAVA!!! io sono orgoglioso di quelle persone come te che a muso duro vanno fino in fondo e ce la fanno…a differenza dei tantissimi che si piangono addosso e stanno al gioco di una nazione che ti umilia ogni giorno. Io spero di fare lo stesso passo questo autunno, sono un fotografo e sebbene non ho più la tua età sono pronto a ricominciare …a muso duro, in una nazione che sappia trattare i talenti con dignità. Se ti capita di gironzolare su Facebook all’account Filippo Pescuma (il fotografo) vedi i miei lavori e magari mi dai anche una dritta sul potenziale che potrei sviluppare in un posto come il tuo. Un salutone, ciao Lou!!!

  4. Condivido pienamente tutti i disagi vissuti nel tuo racconto, sebbene in un altro campo professionale che non naviga in buone acque. Mi piacerebbe saperne di più su come è possibile chiedere un prestito fiduciario alla banca. Io ho preso l’IELTS a Copenaghen e vorrei tanto far un Master in UK. Se possibile, contattami anche in privato.

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  6. Mi congratulo con te per essere riuscita a raggiungere i tuoi obiettivi! Ma lascia che ti dica che l’avresti fatto comunque, senza ammalarti nè disperarti. Ci sono persone che a 28 anni non sono ancora riuscite a farsi assumere da nessuna parte, neanche per uno stage, neanche gratis. Io ne ho 25, sono un architetto e temo che per me non ci sia più niente da fare nemmeno a Londra. Mi sa che me ne andrò più lontano. Ciaooo

  7. Fatto bene a fine inizio autunno faccio le valige pure io dove ho la fortuna di essere ospitato, la prioritá assoluta è scappare da questo paese corrotto senza futuro, cara itaglia non avrai piú un solo briciolo del mio sudato lavoro.

  8. ti dico solo:BRAVA….ormai qui in italia si arriva peggio che nei altri paesi dell”est….vergona per chi è al governo che lascia che queste cose capitano…auguri cara LOU e ti auguro tutto il bene perché te lo meriti….

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